Se Draghi balla solo

Con la presentazione della relazione annuale della Banca centrale europea davanti al Parlamento Ue, riunito in seduta plenaria a Strasburgo (e solo una quarantina di deputati ad ascoltare), il presidente Mario Draghi chiude formalmente per quest’anno i rapporti con gli europarlamentari e s’appresta a cominciare una fase molto delicata della sua carriera a capo dell’Eurotower. Una sfida quasi in solitaria sia contro la flemma sulle riforme dei governi europei, sia contro le resistenze dei tedeschi che osteggiano un’integrazione finanziaria più stretta in Eurozona e la posizione antideflazionista della Bce.
15 AGO 20
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Con la presentazione della relazione annuale della Banca centrale europea davanti al Parlamento Ue, riunito in seduta plenaria a Strasburgo (e solo una quarantina di deputati ad ascoltare), il presidente Mario Draghi chiude formalmente per quest’anno i rapporti con gli europarlamentari e s’appresta a cominciare una fase molto delicata della sua carriera a capo dell’Eurotower. Una sfida quasi in solitaria sia contro la flemma sulle riforme dei governi europei, sia contro le resistenze dei tedeschi che osteggiano un’integrazione finanziaria più stretta in Eurozona e la posizione antideflazionista della Bce (da ultimo Paul Kirchhof, ex giudice costituzionale interpellato da Handelsblatt, ha criticato la politica dei tassi bassi che priva i cittadini del “diritto costituzionale a vedere remunerato il loro capitale” e, quindi, “cancella l’idea centrale della proprietà privata”).
Dopo avere arrestato il panico sui mercati con l’annuncio di misure non convenzionali, Draghi ora mette in gioco la credibilità della Bce con la promessa di una verifica accurata, e senza sconti, dei bilanci di 130 banche della zona euro. L’asset quality review e i successivi stress test saranno una prova per la Bce, diceva ieri il Financial Times, viste le lacune dei test condotti dalla sola European banking authority negli ultimi tre anni. Sarà “l’ultima occasione” (parole di Jörg Asmussen, membro del board Bce) per curare il malessere bancario e ripristinare la trasmissione del credito all’economia reale. Un “o la va o la spacca”, per il think tank brussellese Bruegel. Da un successo o da un insuccesso dipenderà, insomma, la reputazione di una delle poche istituzioni europee a non avere visto la propria credibilità erodersi, dice il Ft. Secondo Goldman Sachs undici banche rischiano la bocciatura. I timori riguardano gli istituti spagnoli, tedeschi e italiani (ieri Fitch ha confermato un outlook negativo per il credito italiano anche nel 2014). Molto dipenderà da come verrà “pesata” la rischiosità dei titoli di stato in pancia alle banche. Questione sollevata ieri sul Ft da Peter Praet, tedesco della Bce, e subito smorzata da Draghi.